“Mandami tanta vita” di Paolo Di Paolo
Il finalista del Premio Strega 2013 ci presenta un Gobetti inedito sullo sfondo di una magica Torino anni ’20
Quando finisce il tempo in cui è legittimo sprecare tempo? Quand’è che la giovinezza evapora e si schiude l’età matura? A queste complesse domande Paolo Di Paolo tenta di dare una risposta nel libro Mandami tanta vita, finalista del Premio Strega 2013.
Annodata tra gli sviluppi delle vicende di Moraldo e Piero, emerge la riflessione che accompagna il libro nel suo evolversi: come si spende la giovinezza? Come ci si accorge di non essere più giovani? Si tratta di un momento assolutamente indefinibile, non privo certo di qualche segnale riconoscibile, ma tuttavia emotivamente impegnativo ed oscuro.
Questa volta Di Paolo mette in gioco due pedine teoricamente vicine e praticamente agli antipodi: Moraldo, giovane inesperto della vita che, una volta a Torino per la sessione d’esami, si accorge di aver scambiato la propria valigia con quella di uno sconosciuto. Piero, il coetaneo ventiquattrenne – ammirato e detestato da Moraldo – che ha già fondato una rivista, una casa editrice, combatte contro la deriva autoritaria del Paese ed è sposato con Ada, dalla quale ha avuto da poco il suo primogenito.
Se Moraldo è un personaggio frutto della fantasia dell’autore, Piero è invece il Piero Gobetti che visse tra il 1901 e il 1926, il giornalista e antifascista italiano che morì troppo presto per vedere i suoi tanti e grandi progetti intellettuali spiccare il volo.
La scelta del personaggio di Piero ha un significato ben preciso ai fini dello sviluppo di questo romanzo appassionato e commosso sul “rischio di essere giovani”. Ciò che più colpisce è la fatica, e forse anche lo strazio, di mettere insieme un progetto intellettuale, come quello che aveva Gobetti, e i sentimenti.
Se Di Paolo è stato spinto ad iniziare questo viaggio letterario accompagnato da Piero, è proprio perché ha letto alcune lettere d’amore di Gobetti alla moglie. Ciò che affascina e che inquieta al tempo stesso è indagare lo spazio in cui i sentimenti entrano, quegli stessi sentimenti che Gobetti voleva governare, domare e tenere sotto controllo, perché impediscono inevitabilmente la realizzazione dei progetti, soprattutto se si ha un tempo prestabilito.
Come ha dichiarato Di Paolo in più riprese, il suo interesse è sempre volto alla ricerca dell’Uomo più che del giornalista o del politico, andando perciò a rintracciare le missive che riguardano la sfera dell’intimità, la sfera in cui i sentimenti vengono stanati e gli Uomini, anche quelli più grandi, tornano ad essere semplicemente esseri umani. Per questo lo scrittore romano vuole indagare il modo in cui Piero domina il regno degli affetti, e ciò è possibile grazie alle lettere che si scambiano lui e la moglie Ada.
Ma Piero è anche il Gobetti che tenta di “maturare un altro mondo”, senza però avere l’opportunità di verificarne gli esiti, a causa di una morte prematura.

Paolo Di Paolo
Dall’altra parte rimane invece un insoluto Moraldo, annaspante e indeciso, il giovane coetaneo di Piero che, a differenza sua, non riesce a prendere una posizione. Moraldo non è un inetto, piuttosto si schiera nel girone degli incerti, dei confusi, appartiene “ad una zona grigia della storia più che dell’esistenza”, proprio perché ancora non ha trovato il suo sbocco, la sua destinazione.
Moraldo, così come Piero, è arrivato al limite estremo della propria giovinezza, vede anche lui svanire il tempo delle occasioni, quello in cui aleggia sempre l’opportunità di poter sprecare tutto, tempo, spazio, pensieri e idee. Moraldo però, a differenza di Piero, sembra non essersi “sprecato troppo”, sembra proprio non aver fatto nulla, osservando inerme la vita che gli scorreva accanto e attraverso.
Per Moraldo è finito un tempo e, vacillando sulla soglia dell’età matura, il campo delle possibilità si restringe necessariamente ed inevitabilmente. Ed è proprio sul limite di questa linea d’ombra che, allora, decide: decide di sprecare qualcosa, l’energia.
Nelle ultime pagine, quando Moraldo apprende della morte di Piero, è come se nel giovane incerto si accendesse un’illuminazione: come il fuoco di un bengala che, appena lo afferri, lo vedi spegnersi. E così il fuoco si spegne proprio alla fine del libro.
Di Paolo con questo romanzo dai toni delicati ma audaci, ci offre un Gobetti inedito, fragile ed umano, alle prese forse con una vita che troppe volte ha tentato di metterlo alla prova. Un romanzo che, nella sua semplicità di stile e forma, racchiude l’eleganza di un percorso letterario giunto probabilmente ad un punto chiave della propria maturazione.
“È così, monsieur, è vero? Potrebbe chiederlo al tassista. Potrebbe aprire il finestrino e domandarlo ai passanti, gridare: le idee, almeno le idee, ci sopravvivono?”.
Mandami tanta vita
Paolo Di Paolo
Feltrinelli Editore
Uscita: marzo 2013
Pagine: 160
2 risposte
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